Fotografia e condivisione: la rovina della realtà

In macchina, al bar, in discoteca, in metropolitana, al ristorante, ad un concerto, in spiaggia, al parco, sui marciapiedi. Ovunque, in qualsiasi angolo ci si giri vediamo persone che scattano fotografie. Il fine ultimo è la condivisione per rendere partecipe il mondo di quello che stiamo facendo, ma lo stiamo vivendo veramente oppure siamo troppo impegnati ad informare gli altri di ciò che sta accadendo?
Viviamo ciò che fotografiamo o fotografiamo ciò che dovremmo vivere?

Qualche giorno fa ho letto un articolo dove ci si chiedeva: Fotografare con gli smartphones uccide le nostre esperienze e i nostri ricordi? Di fronte ad un titolo del genere come sarebbe possibile non porsi qualche domanda?

Impariamo a guardarci intorno, fermiamoci un istante ad osservare le persone che siedono di fianco a noi in un ristorante, come si comportano quando il cameriere porta loro il piatto ordinato? Incominciano a mangiare? No, tirano fuori il cellulare e scattano una foto da postare su instagram. E’ una pratica molto comune (sono io il primo a farlo Ndr.) ma perché ci comportiamo in questa maniera? La condivisione, di tutto e da parte di tutti.

Cambiando contesto, in internet gira da molto un’immagine che stupisce molto, eccola qui:
Fotografia con il cellulare

L’immagine superiore, scattata nel 2005, è stata fatta durante l’addio a Papa Giovanni Paolo II, quella inferiore invece, scattata nel 2013 per l’arrivederci a Papa Benedetto XVI.
Una cosa bisogna dirla, sembra che la foto del 2005 sia stata fatta in un momento d’attesa e quella del 2013 invece sia stata scattata mentre il nuovo eletto usciva dal balcone a salutare la folla. Risulta quindi essere non totalmente corretto come paragone, ma lo trovo lo stesso un esempio perfetto per far riflettere su come il rapporto con la tecnologia sia cambiato con gli anni.

Ultimamente mi ritrovo spesso a pensare che a forza di impegnarci a scattare fotografie non viviamo appieno le nostre esperienze, se andiamo ad un concerto vedremo che in diversi guarderanno l’intera esibizione attraverso il monitor della cinepresa o del cellulare, potremmo chiamarla dipendenza da schermo?

Ma io scatto un sacco di foto e faccio molti video per avere poi il ricordo di quella serata!
Ne siamo sicuri? Realmente riguardiamo le foto che stiamo scattando?
A mio parere il flusso attualmente è più o meno così:

  • Si scatta una fotografia, anzi mille, con il cellulare.
  • Si fa un veloce editing per capire quale siano le migliori.
  • Si mette qualche effettino random con instagram.
  • Si condivide la/le foto scattate senza dimenticarsi di inserire millemila tag, anche assolutamente casuali per ricevere più like. Non è così raro trovare fotografie di una tazza di caffè o di una pozzanghera con scritto sotto anche #sexy #nude #girl #xxx  ma chiaro, portano più visualizzazioni, è questo l’importante.

Un altro articolo interessante è quello scritto da Michele Smargiassi intitolato: Le foto di massa che nessuno guarda. E’incredibile pensare che i 24 milioni di italiani presenti su Facebook hanno caricato un totale di cinque miliardi di foto. 5 miliardi. Parliamo mediamente di 200 foto per utente.
200 foto per utente, ma meno del 15{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162} delle foto scattate viene condivisa sui social network, quindi teoricamente dovrebbe essere il meglio del meglio delle foto scattate. Il che fa molto pensare.

Il 20{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162} delle persone (così dicono le statistiche, ma personalmente direi che la cifra è ben più alta) dice di lasciare le foto scattate all’interno della scheda di memoria, senza mai neanche scaricarle in un computer per salvarle ed archiviarle, e quando finisce la memoria? Le si cancella per fare posto alle nuove arrivate.

La trama si complica. Scattiamo per condividere, per non dimenticare, per piacere o semplicemente per dipendenza?

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.