Stock photos, la morte della fotografia?

Stock Images, fotografie vendute appunto in stock, tante a poco prezzo. Queste banche d’immagini sono la morte della fotografia? Hanno contribuito alla crisi nel mercato fotografico oppure hanno creato un mercato a parte? Parliamone con Nicola Ghezzi, Marketing Director di GettyImages e iStockphoto.

Era da tempo che volevo scrivere qualcosa riguardo la vendita di immagini in stock e quale occasione migliore di un treno con l’aria condizionata troppo alta per riuscire a farti dormire in pace? Probabilmente era destino.

Qualche tempo fa sono stato ad un incontro organizzato da Tau Visual e tenuto da Nicola Ghezzi, il marketing director italiano di una delle potenze mondiali di vendita d’immagini in stock: GettyImages (e di conseguenza anche di iStockphoto). Essendo un argomento del quale si sente parlare spesso sono andato piuttosto incuriosito, volente o nolente è un mondo che bisogna conoscere, che piaccia o meno.

Di cosa stiamo parlando?
  • GettyImages: azienda leader internazionale di creazione e distribuzione di media digitali sia per uso commerciale che editoriale. Quindi dalle aziende private ai media per l’editoria, garantisce la copertura globale degli eventi più importanti al mondo.
  • iStockphoto: azienda di micro-stock comprata da GettyImages nel 2006. Ha dato la possibilità a chiunque di mettere le proprie foto nel mercato globale ad un prezzo (ed un guadagno Ndr.) ridotto, micro appunto.
Che cos’è lo stock/micro-stock?

La differenza tra fotografia tradizionale e fotografia di stock è semplice e capibile con un esempio:

Un’azienda, mettiamo a caso distributrice di carburante per automobili che rispetta l’ambiente vuole fare una pubblicità, molto probabilmente non userà una foto che rappresenti il carburante, chi la guarderebbe? ma una foto rappresentante l’idea di libertà e di mondo pulito, per esempio una ragazza che corre in un bel prato nelle prime ore dell’alba.

  • Come succedeva in passato: l’azienda in questione chiamava un’agenzia pubblicitaria o direttamente un fotografo chiedendo di creare questa fotografia, pagando quindi l’agenzia pubblicitaria e/o il fotografo e tutti i relativi costi di realizzazione.
  • Come succede con lo stock: l’azienda in questione, o l’agenzia pubblicitaria va su GettyImages, iStockphoto o altre banche d’immagini, inserisce nel modulo di ricerca la parola chiave libertà, non contenta dei risultati filtra ulteriormente la ricerca impostando che vuole tutte le foto che rappresentino la  libertà che abbiano come soggetto una donna. Le foto tra cui scegliere saranno probabilmente centinaia, migliaia o addirittura centinaia di migliaia. L’azienda non pagherà quindi il fotografo per realizzare ed utilizzare l’immagine, ma solo per poterla utilizzare.
Di quante foto stiamo parlando?

Getty dice di puntare alla qualità e non alla quantità e per questo hanno solo 10 milioni di immagini. Solo 10 milioni. Le aziende concorrenti arrivano anche a 40-50 milioni.

A quanto viene venduta un’immagine?

Non saprei dire un prezzo medio, neanche Ghezzi sapeva fare una stima, il prezzo dipende da troppe variabili. Quando si compra un immagine in stock si compila un form dove si chiarisce bene che uso si vuole fare di quella foto.

Si potrà andare quindi dai pochi centesimi alle centinaia d’euro, insomma, un range che varia molto a seconda dei casi.

Pro e Contro

Chi mai venderebbe una propria foto fatta con tanta fatica a 0,5€? Centinaia di migliaia di fotografi. Perché? Semplice, un prezzo ridicolo, ma se una foto viene comprata a 0,5€ da 10.000 persone a me arriveranno 5.000€ (non è effettivamente così, le banche d’immagini prendono una grande percentuale della vendita).

Il tutto punta insomma a rendere reperibili ovunque le proprie immagini attraverso internet e non più utilizzabili da un solo cliente, le foto caricate in queste banche d’immagini potranno essere comprate indifferentemente in Italia piuttosto che in Cina o in Russia.

La difficoltà sta nel capire il mercato, bisogna essere in grado di produrre e avere a disposizione delle immagini ancora prima che il mercato lo richieda, il tempismo è tutto, ci sarà sempre qualcuno più pronto e veloce di noi il massimo che si può fare è cercare di diminuire questo distacco temporale il più possibile.

Un fotografo quindi non viene più pagato centinaia o migliaia di euro per un paio di giorni di lavoro, lavora molto di più, vende molto di più e se è bravo rischia anche di guadagnare di più.

Percentuale di guadagno sulla vendita

Il guadagno sulla vendita è mediamente molto basso, si parla dal 15{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162} al 45{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162} del guadagno ricavato dalla vendita di una foto arriva al fotografo, il resto è tenuto dai siti di stock. Giusto? Non giusto? inutile parlarne, semplicemente così è, queste sono le regole del gioco per avere una distribuzione mondiale delle proprie immagini.

Trend e argomenti di successo

Getty ha diversi centri in giro per il mondo impegnati a capire quali siano le richieste dei clienti e per capire come queste richieste cambino nel tempo. Vengono chiamati Creative research team e sono presenti a Seattle, New York, Sao Paulo, London, Beijing e Tokyo. Le varie statistiche raccolte da questi centri sono visibili qui.

Che immagini richiede il mercato? Mediamente il trend generale è l’immagine vera. Le foto con bellissime modelle in posa o cose troppo elaborate non vengono neanche prese in considerazione, tutti vogliono le fake-normal-person, passatemi il termine, persone fighe, ma reali, fotografate in contesti reali, con espressioni reali, atteggiamenti reali, pose reali, nulla a che fare con la fotografia di moda insomma, direi quasi l’opposto.

Instagram e i social network hanno influito in maniera incredibile sulle richieste dei clienti. Tutti vogliono foto foto che sembrino d’altri tempi, con una storia, colori poco saturi, tanti gialli, flare ovunque, in altre parole vintage. Tutti vogliono foto in Polaroid, peccato che la polaroid sia morta (ci sono altre aziende che stanno tentando di riportare a galla la fotografia istantanea, ma inutile nasconderlo, la fotografia istantanea è morta) ed è qui che subentra Instagram e tutti i bei filtrini che a tutti noi piacciono molto.

GettyImages & Flickr

Credo che non esista gemellaggio migliore nella storia della fotografia, mi spiego:

I clienti vogliono foto vere? Foto naturali? Non vogliono modelli ma persone di tutti i giorni? Detto fatto, Getty ha la risposta. Qual’è il portale fotografico più grande della rete dove le persone normali pubblicano foto normali (escluso Facebook)? Flickr.

Se carichi una foto in Flickr hai la possibilità in automatico di renderla disponibile nelle banche d’immagini. Geniale.

Recentemente la responsabile di Flickr ha dichiarato che non esistono professionisti e appassionati, tutti possono essere professionisti e proprio per questo ha tolto l’account Pro da Flickr, ma questo è un discorso che richiederebbe un altro articolo.

Qual’è la classifica delle macchine fotografiche più utilizzate su Flickr? In ordine:

  • iPhone 4s
  • iPhone 5
  • iPhone 4
  • Canon 5D Mark II
  • Canon 7D

Insomma, foto più reali di così difficile reperirle.

Allora? Lo stock è un bene o è un male?

Personalmente credo che non sia nè un bene nè un male, semplicemente una strada diversa, che non ci si può permettere di non conoscere. Se qualcuno è riuscito a guadagnarci davvero molti soldi significa che non è poi una strada così insensata. Sicuramente per avere successo bisogna lavorare molto, soprattutto perché non è un mercato nato da qualche mese, ma da più di otto anni.

Una statistica alla quale ero molto interessato era quella riguardante la percentuale di fotografie caricate e mai comprate su GettyImage&iStockphoto. Ho provato a chiederlo a Nicola Ghezzi, ma non ha saputo rispondermi, eppure credo sia una statistica così importante, sarei molto curioso di sapere quanti di quei dieci milioni di file non siano mai stati scaricati, il 20{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162}? il 50{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162}? l’80{9e56d489e1da8d5f6572479435bff5b8be1cf3b96b254a5d229d008a3c4ce162}? Non saprei, ma sicuramente non si tratta di una percentuale bassa, altrimenti Getty avrebbe utilizzato questo dato per pubblicizzarsi.

 

 

 

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